Dal minimo al giusto: la nuova frontiera della retribuzione

DL Lavoro: svolta su occupazione e “salario giusto”. Incentivi, stop ai contratti pirata e sfida ai salari bassi: ecco cosa cambia davvero.

Dal minimo al giusto: la nuova frontiera della retribuzione
Grafica - Salario Giusto ©MAELSTROM BLOG

A ridosso della festa del lavoro del 1° maggio è stato approvato il nuovo DL lavoro da parte del Consiglio dei Ministri. La norma pone in rilievo due aspetti principali: l’utilizzo degli sgravi fiscali per favorire l’occupazione e l’introduzione del concetto di salario giusto.

Gli incentivi sono indirizzati principalmente sulle fasce più critiche dell’impiego in Italia, ossia donne, giovani e Mezzogiorno, tentando di rendere stabili i posti di lavoro e spingere una maggiore partecipazione al mercato del lavoro, riducendo disoccupazione e precariato. Il punto cardine però sta nel concetto di salario giusto, che si contrappone, al salario minimo che viene proposto dalle opposizioni.

Questa posizione assunta dall’Italia è dovuta dall’entrata in vigore della Direttiva europea 2022/2041 sui salari minimi adeguati che, con questo decreto, trova la sua applicazione. Piuttosto che fissare una retribuzione minima legale per i lavoratori dipendenti, il Governo ha preferito rafforzare la contrattazione collettiva per garantire un’applicazione più flessibile ed efficace, differenziando per segmento economico d’azione.

Per spiegare il motivo di questo provvedimento, facciamo una “fotografia” su ciò che accade nel nostro paese.

La fissazione dei salari minimi dipende dalla contrattazione collettiva nazionale che vede da un lato i datori di lavoro, come Confindustria e ABI, e dall’altro i sindacati, che si incontrano periodicamente per stipulare un contratto quadro. Questo accordo serve a garantire ai lavoratori dipendenti determinate condizioni di lavoro e definisce una remunerazione minima in base alla mansione dei collaboratori. Questo sistema permetterebbe di avere una segmentazione di condizioni e di livelli di remunerazione ad hoc per ogni comparto produttivo e dovrebbe garantire anche la sostenibilità economica delle previsioni, che deriva dalla produttività e dalla redditività delle aziende coinvolte. Questo meccanismo funzionerebbe in maniera perfetta se tutta l’Italia fosse omogenea dal punto di vista economico, ma purtroppo, non è così. Questo sistema deve trovare la sostenibilità sia nelle grandi aziende che sfruttano le economie di scala sia nelle piccole e medie imprese che hanno scarse risorse finanziarie e che usano come unico e necessario vantaggio competitivo la riduzione del costo del lavoro.

Questo ha spinto, nel corso degli anni, a minimizzare gli aumenti salariali per favorire investimenti nello sviluppo tecnologico. Così l’Italia ha raggiunto il primato della stagnazione salariale degli ultimi anni, dove i salari sono rimasti praticamente fermi. Allo stesso tempo, la produttività del lavoro è cresciuta pochissimo e questo ha pesato sui salari reali.

Anche questo è risultato insoddisfacente per molti settori.

La necessità di competere usando il solo costo del lavoro come variabile per competere nel mondo, ha portato alcuni comparti a siglare, con la complicità dei sindacati, dei compensi che si possono definire imbarazzanti (vedasi i servizi di sorveglianza). Altri settori, invece, hanno sottoscritto accordi con organizzazioni sindacali minori formando così i “contratti pirata”. Questi contratti servono a ridurre le tutele dei lavoratori e ridurre le retribuzioni.

Il salario giusto prevede che i livelli salariali debbano essere almeno pari a quelli stabiliti dai contratti nazionali siglati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. Per accedere a tutti gli incentivi previsti nella norma, le aziende dovranno riconoscere e applicare a tutti i dipendenti questi livelli retributivi considerati giusti.

Questo vuol dire che il problema dei bassi salari e della disoccupazione sia stato risolto?

Assolutamente no. Esattamente come non lo avrebbe risolto il salario minimo a 9 euro lordi all’ora proposto dalle opposizioni. I problemi rimangono ancora per lavoratori part-time, giovani e donne del Sud e la fissazione del salario giusto, derivante dalla contrattazione collettiva più rappresentativa, attribuisce una responsabilità maggiore ai sindacati, che si dovrebbero impegnare in nuovi accordi efficienti e sostenibili.

Meglio il salario giusto o quello minimo?

Questo decreto, parlando di “salario giusto” e ponendo l’attenzione sulla contrattazione collettiva, riesce a cambiare totalmente il punto di vista da cui si deve intervenire. Non quello di un trattamento economico minimo che avrebbe la potenziale capacità di abbassare le retribuzioni anche di chi si trova sopra tale soglia, consentendo agli imprenditori di adagiarsi su di essa. Inoltre, a chi non rispetta i requisiti stabiliti CCNL, non verrà dato nessun incentivo. Le criticità del salario minimo sono emerse in maniera consistente nella nostra regione, la Puglia. Una legge regionale del 2024 ha infatti introdotto il salario minimo di 9 euro lordi l’ora per gli appalti pubblici regionali. Il Governo Meloni ha impugnato la legge, ma la Corte Costituzionale ha respinto il ricorso. Risultato pratico? Una riduzione delle retribuzioni percepite dai lavoratori!

Il Governo Meloni, nell’impugnare la legge, ci aveva visto giusto. Così come ha visto giusto con questo decreto e con l’introduzione del salario giusto, un modello virtuoso a vantaggio sia delle imprese, che potranno accedere agli incentivi, sia dei lavoratori, che potranno ottenere una migliore qualità del lavoro e una retribuzione superiore a quella che avrebbero ottenuto con il salario minimo. 

Considerazioni finali

A livello normativo è evidente che questo decreto rappresenti un passo in avanti importante verso il recupero di potere d’acquisto dei salari reali. La sua vera efficacia dipenderà dall’aumento della produttività del sistema Italia che permetterà la sostenibilità della progressione remunerativa e dal senso di responsabilità delle organizzazioni sindacali verso i propri iscritti.

Il futuro è ancora tutto da scrivere ma sembra che stia andando nella direzione giusta.