Sorry Donald: You are fired!
Da Meloni all’Ucraina, fino al Medio Oriente: Trump torna al centro delle polemiche e mette in crisi i rapporti con gli alleati.
Ancora una volta, il presidente americano fa una pessima figura puntando il dito contro i suoi stessi “alleati”: dopo quella che sembrava una sorta di riappacificazione successiva alle tensioni delle scorse settimane, allentate anche dalla visita a Roma del segretario di Stato americano Marco Rubio, il Tycoon è tornato ad attaccare Giorgia Meloni che, secondo il suo racconto, lo avrebbe implorato di scattare una foto insieme.
Queste dichiarazioni sono un attacco frontale nei confronti del nostro Paese e dimostrano che Mr. Trump vede gli Stati e i popoli europei come dei semplici sudditi. Bisognerebbe ricordare al presidente americano che alleanza non significa accettare supinamente le decisioni prese dagli USA, soprattutto se assurde. Il Tycoon, a causa della sua megalomania, è riuscito a farsi terra bruciata attorno, perdendo anche l’ultima sponda che aveva nel Vecchio Continente, nonché il Presidente del Consiglio Italiano.
È caduto talmente tanto in basso che ha attaccato Giorgia Meloni sulla sua popolarità, quando Mr. President, dovrebbe pensare alla sua visto che probabilmente perderà le elezioni di mid-term.
Gli attacchi degli ultimi giorni sono solo gli ultimi dei tanti momenti in cui “Weird” ("Strano", l'epiteto dei Democrats a D.J. Trump), dimenticandosi di non essere sul set di un film di Hollywood, ci ha fatto pena.
In questo articolo andremo ad esaminare tutte le volte in cui il presidente USA ci ha imbarazzato.
Piacente con Putin, gangster con Zelensky
Partiamo dal diverso trattamento tenuto da TACO (Trump Always Chickens Out) nei confronti dei due leader coinvolti nel conflitto russo-ucraino: nel famoso incontro ad Anchorage, Trump ha mostrato comprensione nei confronti dello “zar”, assecondando quasi tutte le richieste della Russia e continuando a giustificare, anche dopo il vertice, l’aggressione all’Ucraina, dimostrando di essere un asset russo.

Del resto, il rapporto tra il Cremlino e il Tycoon è sempre stato stretto, tanto che è appurato il supporto alla campagna elettorale di The Donald da parte di hacker vicini al governo di Mosca, pronti a rilanciare sui social network fake news e video promozionali con l’utilizzo di bot.
Totalmente diverso l’atteggiamento nei confronti di Zelensky e dell’Ucraina: fin dalla campagna elettorale, Trump non ha mai condannato l’aggressione russa e si è sempre mostrato ostile all’invio di armi all’Ucraina, più volte insultata apertamente. Famoso è stato l’agguato teso da Weird, nei panni di Tony Soprano, e dal suo zerbino, il vice J.D. Vance, a Zelensky.

Il presidente americano, che si professa sovranista, dovrebbe comprendere la situazione in cui si trovano la martoriata Ucraina e il suo popolo: non combattono per divertimento, ma per difendere la loro libertà e sovranità e, per questo, meritano supporto militare e diplomatico.
L’imperatore americano, invece, pensa a come fregare questa nazione appena terminerà il conflitto, per intascarsi le terre rare.
Amico dei sionisti
TACO e i suoi amici sostengono con forza quello che il governo sionista guidato da Benjamin Netanyahu e dai suoi folli amici Ben Gvir e Smotrich ha commesso a Gaza e in Libano. Anche qui Donald si è schierato al fianco dell’aggressore, con il desiderio di voler radere al suolo Gaza City per costruirci un resort a cinque stelle, con i soldi del genero Jared Kushner.
Il principio dell’autodeterminazione dei popoli e della sovranità nazionale viene così schiacciato sull’altare dei grandi interessi economici.
Gli attacchi a Papa Leone XIV
Lo scontro con il Santo Padre è stato l’apice dell’imbarazzo internazionale.
Il presidente americano ha attaccato il Papa solo per aver preso posizione contro la folle guerra in Iran, attacco rincarato in un secondo momento dall’accusa di accettare un Iran con l’arma atomica.
Attaccare in questo modo il Santo Padre, rigirando le sue parole, è un insulto a tutti i cristiani nel mondo e a quanti vedono nella figura del Pontefice una guida spirituale.
Ma non finisce qui: la megalomania di Weird lo ha portato addirittura a postare su Truth una foto in cui lui si sostituisce a Gesù nel compiere un miracolo…

Abbiamo vinto la guerra in Iran!
Ebbene sì, lo ha detto per davvero! Lo ha ripetuto 39 volte.
In realtà, Trump ha deciso, fin da subito, di precipitarsi in una guerra inutile nella quale non ha raggiunto neanche un obiettivo; ha bruciato miliardi di dollari al giorno per seguire il suo amico, nonché vero padrone, Bibi Netanyahu, che ha presentato all’inquilino della Casa Bianca un piano di pace irrealizzabile.
Prima ha dichiarato che il suo obiettivo principale era il regime change, la democrazia esportata con le bombe, cosa rivelatasi da subito impossibile.
TACO ha poi aggiustato il tiro affermando che il suo focus fosse impedire al regime di Teheran di avere l’arma atomica, dimenticando che, secondo molti esperti, l’Iran sia ancora ben distante nell’arricchimento dell’uranio.
Meglio non parlare di come è stata gestita la chiusura dello stretto di Hormuz, la cui viabilità è fondamentale per i commerci tra Occidente e Oriente e che ha portato a un aumento generalizzato dei prezzi, specie di quello del petrolio.
L’assurdità sta nel fatto che il presidente americano si sia intestato la vittoria della guerra e la riapertura dello Stretto, quando l’accordo di pace, che a breve sarà sottoscritto dalle parti, è una resa incondizionata a Teheran: Hormuz viene riaperto, mentre gli Ayatollah fanno promesse vaghe sull’uranio.
Nulla di concreto. È esattamente lo stesso schema già visto con Obama: si dichiara che l’Iran è una minaccia esistenziale e poi gli si concede di negoziare sul punto centrale della controversia.
Per tutta questa serie di motivi, Donald Trump non si può considerare un alleato della destra, dell’Italia e dell’Europa: ormai è solo un folle sulla via del tramonto che ha abbandonato i suoi ideali e quanto di buono aveva fatto nella prima amministrazione.
È auspicabile che i cittadini americani ne prendano atto e che, nelle prossime tornate elettorali, manifestino con forza un desiderio di cambiamento.