Tito BOIA

Riflessione sul Giorno del Ricordo

Tito BOIA

Ricordare è una parola semplice, ma densa di significato: oggi, 10 febbraio, la parola "ricordare" ci riporta a chi ha perso la vita nelle foibe, a chi è stato costretto ad abbandonare la propria casa, alla tragedia di un popolo che ha subito sofferenze inenarrabili.

Una storia come quella del confine orientale dovremmo ormai conoscerla tutti, eppure non è così: per decenni è stata volutamente taciuta, rimossa dai libri di testo, relegata ai margini del dibattito pubblico; solo recentemente il castello costruito sul silenzio sembra, almeno in parte, vacillare.

Grazie all’impegno degli eredi di questa storia di dolore, nelle scuole e nelle università finalmente si inizia a parlare delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata: un passo fondamentale per restituire dignità a migliaia di vittime troppo a lungo dimenticate.

Tuttavia, soprattutto negli atenei, la strada è ancora lunga: collettivi universitari antifascisti organizzano incontri, tra cui la presentazione del libro dello pseudo storico Eric Gobetti, per “smantellare il revisionismo del Giorno del Ricordo”, - ribaltando paradossalmente la realtà - spesso con il sostegno di docenti di storia contemporanea che, anziché garantire un’analisi rigorosa e pluralista, portano avanti una battaglia ideologica.

E sappiamo bene perché: esistono responsabilità storiche precise che una parte politica non ha mai voluto affrontare fino in fondo. Lo dimostrano le lettere di Palmiro Togliatti a Tito, il silenzio complice del PCI, e il fatto che accanto ai partigiani titini operassero anche partigiani comunisti italiani, che non solo non si opposero a quella violenza, ma in molti casi la tollerarono o la favorirono, permettendo l’uccisione anche di altri italiani, inclusi partigiani "bianchi". A questo si aggiunge il sostegno internazionale di cui il Boia Tito beneficiò, su tutti quello degli Stati Uniti.
Tutto questo viene taciuto, minimizzato o addirittura negato, perché alla fine si sa, è molto più facile nascondersi dietro ricostruzioni faziose che fare i conti con la realtà.

Questa non è storia: questa è manipolazione. Ed è inaccettabile che nel 2026 ci sia ancora chi tenta di negare, giustificare o minimizzare una violenza sistematica che colpì civili innocenti, la cui unica colpa fu solo quella di essere Italiani.
Ancora più grave è che tali atteggiamenti provengono dagli stessi ambienti che, giustamente, rivendicano memoria e giustizia per altri popoli, ma applicano criteri morali a geometria variabile.

Ricordare non è un atto di parte, ma un dovere civile. Il Giorno del Ricordo non serve a riscrivere la storia, bensì a completarla, restituendo voce, dignità e giustizia a chi è stato ucciso due volte, prima dalla violenza e poi dal silenzio. Le foibe e l’esodo non sono un’opinione né uno strumento di propaganda, ma eventi storici documentati, frutto di una violenza politica ed etnica che non può e non deve essere negata o relativizzata. La verità va affrontata tutta, anche quando è scomoda.

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