Il dovere morale dell'Europa: oltre l'ignavia del pacifismo
Giampaolo Boccardi - 13 gennaio 2026
Non v’è chi non veda, osservando con onestà intellettuale lo scenario internazionale, come il pendolo della storia stia compiendo un’oscillazione imprevista. Si levano venti impetuosi che stanno sgretolando le certezze di chi, con troppa fretta, aveva intonato il de profundis per l’Occidente. Le placche tettoniche della geopolitica sono in movimento, e la direzione non è quella della tirannia, bensì quella di un vecchio, bistrattato eppure insopprimibile desiderio di libertà.
Dalle macerie di Damasco, dove il regime di Assad è crollato sotto il peso della propria iniquità, alle piazze di Caracas in festa per la caduta del tiranno Maduro; dalle rivendicazioni della gioventù nepalese sulle pendici dell’Himalaya, fino al grido soffocato ma vibrante dei giovani iraniani contro la teocrazia degli Ayatollah. Persino Mosca, impantanata nelle steppe ucraine, offre ormai al mondo la plastica dimostrazione del fallimento di un'autocrazia che, credendosi eterna, cede sotto il peso di una popolazione stanca, desiderosa di ritrovare quelle istanze di libertà che sembrano, a torto, un privilegio delle società occidentali
Tuttavia, dinanzi a questo risveglio, l'Europa pare colta da un torpore pernicioso, prigioniera di un paradosso che attraversa trasversalmente gli schieramenti. Vi è, tanto a destra quanto a sinistra, un ossequio quasi liturgico verso un pacifismo di maniera, sterile, che rischia di scivolare nell'ignavia.
Occorre ricordare che vi è un imperativo che sovrasta le mere convenienze mercantili e le logiche di bilancio. L’Europa non è un semplice spazio geografico, né un’espressione burocratica: essa rappresenta l'unico luogo al mondo in cui la forza ha accettato di piegarsi alla legge. Siamo i custodi di quella straordinaria civiltà che ha saputo trasformare l’individuo, da oggetto in balia del potere, in soggetto inviolabile di diritti. È qui, e non altrove, che si è affermato il primato della coscienza sulla Ragion di Stato; è qui che si è stabilito che la libertà non è una gentile concessione del Principe, ma la condizione naturale dell'uomo.
Voltare le spalle a chi, in altre latitudini, tenta di spezzare le catene dell'oppressione, non costituisce soltanto una miopia politica, ma un vero e proprio ripudio della nostra ragion d'essere.
La storia, giudice severo e inappellabile, non perdonerà nuove esitazioni. Pesa ancora sulla nostra coscienza collettiva il dramma di Budapest del 1956, quando l’Occidente assistette, immobile e colpevole, allo stritolamento di un popolo che aveva osato sfidare l'oppressore a mani nude. In quei giorni tragici, la gelida logica dei blocchi prevalse sul dovere di solidarietà, lasciando che i carri armati soffocassero nel sangue un anelito di libertà che pure ci apparteneva. Fu un’ignavia che macchiò l’onore delle democrazie e non ci è concesso replicare quell'errore fatale.
Bisogna avere il coraggio della chiarezza: la pace non è un feticcio da adorare nell’immobilità, né coincide con il silenzio dei cimiteri o con la quiete della sottomissione. La pace vera è l’affermazione della giustizia. E la giustizia, per non restare parola morta, deve essere sorretta dalla fermezza, dalla deterrenza e, quando la storia lo impone, dalla capacità di agire. Se le libere nazioni del nostro continente avessero scelto il disimpegno dinanzi alle minacce del passato, oggi non saremmo qui a discutere di democrazia.
Oggi, mentre gli Stati Uniti attraversano una fase di ripiegamento, tentati da incertezze interne e da un modello democratico affaticato, l’Europa si trova dinanzi a un bivio ineludibile. Non possiamo limitarci ad essere spettatori, né accettare il ruolo di nobili decaduti che dispensano moniti morali senza incidere sulla realtà. Come ammoniva Hegel, la storia è un banco di macellaio dove le nazioni che non incarnano lo spirito del tempo sono destinate a perire.
Questa è l'occasione, forse irripetibile, per dimostrare che il Vecchio Continente è ancora il punto archimedeo della civiltà. L'Europa ha oggi l'occasione unica di mostrarsi unita da una missione superiore: essere il bastione sicuro per chiunque alzi la testa contro l'oppressione, tornando ad essere, con fierezza e senza complessi, il faro del mondo libero. Perché se la civiltà non si difende, la barbarie non chiede permesso per avanzare.